giovedì 1 ottobre 2020

La Cattedrale di Santa Maria Assunta di Melfi

La cattedrale di Santa Maria Assunta è il monumento religioso più importante del centro storico di Melfi. Nel gennaio del 1958 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore[1] e a ricordo di ciò, nella navata di sinistra, è stata collocata una lapide con incisa la bolla papale. 



La basilica, squassata da innumerevoli terremoti, conserva ben poco del suo passato glorioso, ad eccezione del campanile. Le prime costruzioni risalirebbero al 1076, volute da Roberto il Guiscardo. Nel 1153 Ruggero II, oltre al rifacimento della facciata, di cui nulla resta, fece realizzare un imponente campanile in stile romanico normanno, alto circa 50 metri ed edificato da Noslo di Remerio, che si sviluppa su tre piani.

Gli ultimi due piani sono alleggeriti da quattro bifore per ogni piano, abbellite da decorazioni in pietra bianca (pietra di Trani) e nera (pietra lavica) e notevolissime raffigurazioni di animali fantastici, sempre a tarsia bicolore. Il piano terminale della torre è crollato nel terremoto del 1851 portando alla costruzione dell'attuale guglia ispirata al campanile della cattedrale di Venosa. Il campanile contrasta fortemente con l'attuale aspetto barocco della cattedrale che ha subito numerose ricostruzioni che ne rendono problematico lo studio. L'ultima campagna di ricostruzione risale al 1770, voluta dall'allora arcivescovo Spinelli, in seguito al devastante terremoto del 1694.

Il campanile è uno dei monumenti più insigni dell'architettura normanna nell'Italia meridionale.

La Cattedrale di Melfi inoltre conserva una Madonna di stile bizantino d'incerta datazione e provenienza (il muro su cui è appoggiata non è antico) e una notevole collezione di arredi lignei barocchi. Notevoli all'interno sono la cattedra o trono vescovile, il pulpito e l'organo che insieme al soffitto a cassettoni e alla facciata sono del Settecento fatti costruire dal vescovo Spinelli. Nel transetto di destra in un grande reliquario è contenuta la statua di S. Alessandro martire patrono della città e della diocesi di Melfi. Alla fine del 2007 è stato completato il rifacimento del lastrico della piazza antistante. Durante il 2009 e ancora nel 2010 è oggetto di restauro con la pitturazione, l'installazione del riscaldamento e l'adeguamento liturgico. Il 18 maggio 2010 il cardinale Maradiaga S.D.B., ha solennemente benedetto il nuovo portone e l'intera Basilica si è arricchita di un nuovo portone, infatti il preesistente è stato ristrutturato e sono state aggiunte sei pannelli di bronzo rappresentanti: L'Annunciazione, L'Assunzione di Maria, La discesa dello Spirito Santo, I cinque concili papali tenutisi a Melfi, Il martirio di S. Alessandro e La visita pastorale del vescovo Gianfranco Todisco.

I laghi di Monticchio

Monticchio è una frazione appartenente ai comuni di Rionero in Vulture e Atella, in provincia di Potenza. Situata alle pendici del Monte Vulture, uno dei più antichi vulcani dell'appennino meridionale[senza fonte], conserva un variopinto patrimonio ambientale, che rende Monticchio una meta di visitatori soprattutto nel periodo estivo.[2] Dal 1971 è stata istituita la riserva regionale Lago piccolo di Monticchio, che rappresenta l'habitat naturale di una rara specie endemica di farfalla notturna, la Brahmaea europaea

I Laghi

Situati alla falda sud occidentale del Monte Vulture occupano le bocche crateriche dell'antico vulcano. Pur comunicando tra loro, i laghi presentano un diverso colore: il Lago Piccolo ha un colore verdastro mentre il Lago Grande tende al verde oliva.

I laghi, entrambi di forma ellittica, sono separati da un istmo largo 215 m. Il Lago Piccolo ha una superfici e di 16 ettari e perimetro di 1800 m, presenta sponde ripide che scendono fino ad una profondità di 38 m. Il Lago Grande con una superficie di 38 ettari e perimetro di 2700 m, occupa una cavità i mbutiforme, con bassifondi estesi per gran parte del bacino, che solo a nord si inabissano fino a 36 m.

Il lago piccolo a quota 658 m viene alimentato da sorgenti subacquee, da qui l'acqua defluisce attraverso un ruscello con portata di 57 litri al secondo, nel Lago Grande, a quota 656 m.

Entrambi i laghi hanno la temperatura più elevata dei laghi d'Italia.

Tra le specie vegetali lungo le rive si ricordano roveri e faggi, nelle acque le ninfee.

La fauna ittica è costituita dall'anguilla, dal triotto, dal persico reale,dalla carpa, dal carassio, dalla gambusia, dal cavedano e dalla rovella. Specie segnalate sono tinca, persico trota e l'alborella appenninica (Alburnus albidus). Durante i campionamenti non sono state campionate Alborelle del Vulture; è questo un dato allarmante da evidenziare poiché l’assenza di una specie indigena è un importante segno di alterazione dell’ambiente.[8]

Abbazia di San Michele Arcangelo 

 Edificio religioso la cui costruzione risale all'VIII secolo d.C., intorno ad una grotta abitata da monaci basiliani. Fu eretta su una grotta scavata nel tufo, nei pressi della quale sono stati ritrovati depositi votivi risalenti al IV-III secolo a.C. L'abbazia passò poi ai benedettini (che la abbandonarono nel 1456),   ai cappuccini (che fondarono una biblioteca e un lanificio) e, nel 1782 all'ordine militare costantiniano, che ne fu proprietario fino al 1866. L'intero complesso è costituito da un convento a più piani, una chiesa settecentesca e la cappella di S. Michele. 

La Grotta dell'Angelo dedicata a S. Michele è adornata da affreschi risalenti alla metà dell'XI secolo ed era il luogo dove si riunivano in preghiera i monaci italo-greci che anticamente abitavano la zona. Da qui è possibile avere un suggestivo panorama dei laghi di Monticchio.

 

martedì 28 aprile 2020

Coronavirus, Turismo: crollo verticale del settore in Italia


Da  Il Messaggero.it

L'emergenza sanitaria in atto ha provocato la paralisi dell'intera filiera che genera circa il 13% del PIL italiano (dati WTTC), il 15% dell'occupazione e 17 miliardi di euro di contributo al saldo attivo della bilancia commerciale secondo Banca d'Italia. 

L'allarme arriva da Confturismo-Confcommercio ed è confermato dall'ultimo Rapporto della Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media (Cna).

Secondo le stime elaborate da Cna nel primo semestre del 2020 i ricavi del turismo subiranno una contrazione del 73%. Il giro d'affari atteso è di appena 16 miliardi di euro rispetto ai 57 miliardi dello stesso periodo dell'anno scorso. 

Compromessa anche la stagione estiva con, tra luglio e settembre, una stima di 25 milioni in meno di stranieri. Il consuntivo del primo trimestre mostra una flessione del fatturato di 15,6 miliardi mentre per il secondo trimestre Cna prevede una contrazione di oltre 25 miliardi, anche tenendo conto di un allentamento delle misure restrittive. 

l segmento più colpito è la ricettività alberghiera ed extra-alberghiera con un crollo del giro d'affari di 13 miliardi nella prima metà del 2020, da 17 a 4 miliardi di euro. Per la ristorazione si stima un fatturato a 3 miliardi di euro contro i 10 miliardi dello stesso periodo del 2019. Calo di 6,1 miliardi per lo shopping turistico. Molto colpiti anche i trasporti turistici con una perdita di fatturato stimata a 6,7 miliardi.

Sempre secondo il Rapporto, la diffusione del virus a livello globale e le relative misure restrittive degli spostamenti si traducono nel mancato arrivo nella penisola di circa 25 milioni di stranieri nel periodo tra febbraio e giugno, pari a 82 milioni di presenze. Cna stima che tra luglio e settembre altri 25 milioni di turisti stranieri non arriveranno in Italia per 98,5 milioni di presenze in meno. In totale tra febbraio e settembre la perdita di turisti stranieri ammonta a 50,2 milioni e circa 180,8 milioni di presenze.

Sommando il calo dei turisti italiani – sottolinea Confturismo-Confcommercio – è già certa una perdita complessiva di oltre 30 milioni di turisti tra marzo e maggio pari a quasi 90 milioni di presenze in meno nelle strutture ricettive turistiche. Ma – avverte la Confederazione – le prospettive sono ancora peggiori. Sui quasi 200 miliardi di volume d'affari complessivo che il turismo genera – direttamente e tramite effetti su altri settori – le previsioni meno pessimistiche indicano una perdita nell'ordine del 60% da qui a fine anno, mentre sono totalmente fermi i viaggi degli italiani all'estero, almeno fino a estate inoltrata avrebbero dovuto essere 22,5 milioni.

"Su 1.000 euro che un turista estero spendeva fino a oggi per fare un viaggio in Italia, nel nostro PIL ne restavano 550, incluse le spese fatte qui a destinazione – osserva il presidente di Confturismo-Confcommercio, Luca Patané –. 

Questo rapporto crollerà ulteriormente se Governo e Parlamento non intervengono subito per la continuità delle nostre attività, immettendo denaro fresco, con credito accessibile e agevolato, e un indennizzo commisurato alle perdite registrate, in proporzione ai ricavi dello scorso anno mese su mese". Quello prospettato da Confturismo-Confcommercio è uno scenario che potrebbe essere "molto simile a quello delle grandi destinazioni africane del secolo scorso, quando si affacciavano per la prima volta concetti di sostenibilità economica che invitavano gli operatori del turismo dei paesi avanzati a lasciare almeno una piccola parte della ricchezza generata col loro business nelle economie locali". 

Per questo, secondo Patané, "sarebbe un imperdonabile errore se il Governo non tenesse il turismo al centro delle strategie per il rilancio dell'economia italiana alla fine dell'emergenza epidemiologica in corso. Già prima di questa crisi il settore era attaccato su ogni fronte da grandi potenze economiche internazionali e quando l'epidemia sarà finita – avverte il il presidente di Confturismo-Confcommercio – torneremo ad avere tanti turisti da tutto il mondo, ma dei loro soldi non vedremo quasi traccia, sarà tutto business di poche grandi economie straniere mondiali".

Per superare la fase più critica dell'emergenza e sostenere il settore nel medio periodo, la Cna propone, oltre agli interventi per il sostegno al reddito, l'introduzione di un bonus vacanze per le famiglie da utilizzare in Italia e in tutte le attività legate alla filiera del turismo che si caratterizza per oltre 500mila imprese. Cna auspica, inoltre, l'introduzione di voucher in sostituzione di pacchetti turistici acquistati e prenotazioni disdettate o sospese da spendere nell'ambito della filiera turistica.

Fonte:

"https://www.ilmessaggero.it/economia/news/coronavirus_turismo_crollo_verticale_del_settore_in_italia-5155970.html"
 

domenica 19 aprile 2020

eCommerce, rivoluzione coronavirus:

A fronte di un aumento inaspettato della domanda online, l’intera filiera dell’ecommerce, dai merchant alla logistica, sta moltiplicando le risorse per soddisfare le richieste in continua crescita. Così, diversi attori stanno dando priorità al rifornimento e alla consegna di prodotti di prima necessità.
L’auto-isolamento per il coronavirus porta i cittadini a cercare nel digitale la risposta alle necessità di approvvigionamento e di intrattenimento, attraverso gli acquisti online di beni primari (ma non solo) e la fruizione, ad esempio, di video on demand. 

Gli operatori della filiera del commercio elettronico stanno registrando una crescita spropositata della domanda, anche da parte di consumatori meno abituali, solitamente restii all’acquisto e ai pagamenti online. L’intero sistema della logistica e delle consegne, in collaborazione con le istituzioni italiane, si sta misurando con questa emergenza mettendo in campo tutte le risorse disponibili per garantire ai cittadini un servizio efficiente.

eCommerce: chi cresce e chi soffre nell’emergenza

Le forze impiegate da tanti operatori della GDO e dotcom sono davvero straordinarie e, in generale, anche se in questa fase non è possibile fare un’analisi accurata, si osserva che l’ecommerce sta crescendo a tripla cifra, con picchi relativamente ai settori dell’alimentare e dell’approvvigionamento domestico
In questa fase è fondamentale l’investimento nella tecnologia per gestire in sicurezza l’intera catena del valore, facendo i conti con una domanda senza precedenti e, di conseguenza, con un aumento di tutte le risorse, dai mezzi di trasporto al personale.
Esistono, altresì, settori che in questa fase stanno soffrendo più di altri anche nell’ecommerce, come il turismo e l’abbigliamento: due comparti che da sempre trainano il settore del commercio digitale in Italia e guidano l’export. 
Si pensi, in particolare, che nel 2019 quello dell’Abbigliamento era il principale comparto nell’esportazione e costituiva circa i due terzi dell’export di prodotto, seguito da Arredamento & home living (6%), Informatica ed elettronica di consumo (5,5%), Beauty (4%) e Food&Grocery (3%)[1].
I decreti attuati dal Governo per contenere la pandemia in corso, ormai estesa a livello globale, è chiaro che stanno frenando come mai prima d’ora l’economia digitale in questi settori. In mancanza di occasioni sociali e con le restrizioni di movimento attualmente in corso, l’ordine delle priorità di acquisto dei cittadini è cambiato e, una volta rientrato l’allarme sanitario, occorrerà dare segnali rilevanti di incoraggiamento, prendendo misure ad hoc per rilanciare anche questi comparti, vitali per il nostro Paese.

Emergenza sanitaria, il contributo delle diverse industrie

Tutti gli operatori delle diverse industrie stanno facendo il massimo per dare il proprio contributo in questo momento di emergenza sanitaria. 
Il settore tessile-manifatturiero sta dimostrando in alcuni casi un ottimo esempio di versatilità, convertendo in tempi rapidi la propria produzione a favore di camici e mascherine per la protezione individuale in tessuto; così come alcuni laboratori di profumi e cosmetici stanno privilegiando la produzione di igienizzanti per la persona e per la casa.
A fronte di una crescita inaspettata della domanda online, anche l’intera filiera dell’ecommerce, dai merchant alla logistica, sta moltiplicando le risorse impiegate per soddisfare le richieste in continua crescita. 
Così, diversi attori stanno dando priorità al rifornimento e alla consegna di prodotti di primaria necessità in questo periodo, come i dispositivi di protezione individuale sanitari, i beni di approvvigionamento alimentari e di igienizzazione della persona e della casa.
Nella situazione straordinaria che il nostro Paese sta affrontando, occorre specificare che ritardi e riprogrammazioni delle consegne sono determinate non dai disservizi dei venditori o degli operatori della logistica, bensì dalle difficoltà oggettive di ciascun attore della filiera, che sta lavorando incessantemente per ripristinare la piena funzionalità in una evidente situazione di difficoltà, proprio a causa dell’improvviso incremento della domanda e delle complessità che si aggiungono alle operazioni di routine.

Fonte: "https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/ecommerce-rivoluzione-coronavirus-cosi-reagisce-la-filiera/"


 

lunedì 20 gennaio 2020

Ponte di Legno

Ponte di Legno, esteso per circa 100 kmq, è il secondo comune più ampio della provincia di Brescia, subito dopo Bagolino. Le frazioni di Ponte di Legno, località della Lombardia, sono Poia scutum, Zoanno, scutum, Pezzo scutum, Precasaglio scutum e Case Sparse del Tonale.

Detto in gergo Pont Dalegn, il comune si trova a nord della Valle Camonica di cui costituisce il centro più grande e confina, mediante il Passo del Tonale, con Vermiglio, città in provincia di Trento. In particolare, la frazione di Poia scutum è ubicata ad Occidente, mentre le frazioni di frazioni di Zoanno e Precasaglio sono site a nord e quella di Pezzo è relativamente in posizione isolata, a valle. L’ubicazione di Ponte di Legno è davvero singolare in quanto la località è sita tra il corso d’acqua torrenziale del Narcanello e quello del Frigidolfo, che originano il fiume Oglio, fiume di grande portata che si getta nel Po. Proprio per la notevole presenza di acqua, la zona era un tempo paludosa ed è stata più volte soggetta ad opera di bonifica, dapprima per favorire l’agricoltura, poi il turismo.

Sotto il profilo economico, diviene impossibile non citare gli introiti derivanti dall’attività turistica. Ponte di Legno, importante località alpina, divenne nel 1912, per menzione del Touring Club Italiano, la prima stazione italiana di turismo e sport invernale. Ciò ha portato ad un conseguente utilizzo delle abitazioni quali strutture ricettive, condizione che ha spinto molte persone ad emigrare.

Tra gli eventi che si tengono a Ponte di Legno, troviamo quelli basati sulla tradizione, soprattutto quelli di tipo folcloristico. In particolare, in occasione del 2 novembre, ogni anno, per la Commemorazione dei defunti, avviene la distribuzione gratuita del sale. Tanti sono, poi, gli eventi organizzati nella bella stagione, allorché la città si riempie di turisti: tra questi ci sono le passeggiate eno-gastronomiche, le sfilate di moda, i concerti e l’appuntamento con la manifestazione "Ponte di Legno Sky Night" che coniuga lo sport con il panorama della montagna e che si svolge di notte, come la sua stessa definizione indice a pensare.

In particolare, nella frazione di Ponte di Legno, denominata Pezzo, in alta Val Camonica, si svolge il Palio delle contrade: Princiul, Pluni", Pes de là e Plas che si sfidano in varie gare per aggiudicarsi la vittoria e il trionfo nella città. Ancora, sempre nella zona di Pezzo, molto sentite sono le feste in onore della Madonna della Neve che si festeggia in concomitanza di Santa Lucia, ad agosto, ed in onore dei Santi Pietro e Paolo, nella giornata del 29 giugno, con relativa sagra.

Sotto il profilo gastronomico, tanti sono i prodotti legati a Ponte di Legno. Innanzitutto, troviamo i salumi, seguiti dalla produzione di vino (ricordiamo, ad esempio, il Garda Classico, il Capriano del Colle, il Lugana e il San Martino della Battaglia) e da svariati dolci. I piatti tipici sono a base sia di pesce che di carne, da accompagnare con le birre tipiche, finendo con i distillati (ottimi quelli provenienti dai migliori vitigni del territorio, ovvero la Barbera, la Bonarda, il Pinot nero, il Cabernet, il Merlot e il Nebbiolo) e le grappe.

In particolare, menzioniamo tra le produzioni tipiche quella dell’olio d’oliva, di origine antica, che dà vita all’olio D.O.P. prodotto sul lago di Garda e sul lago d’Iseo. Da non dimenticare sono le produzioni di pasta e cereali che generano la conosciuta farina utilizzata per la polenta della zona del bergamasco. Altra produzione tipica è il miele, soprattutto quello d’acacia, ricavato dai fiori di obinia pseudoacacia, di colore giallo chiaro e dal sapore delicato, non dimenticando quello di castagno e di tarassaco
Ancora, tra le conserve, quelle più diffuse a Ponte di Legno e nel bresciano in generale, sono quelle di pesche e di mele. Dalle prime, in particolare, si ricava la cosiddetta Persicata. Tra i salumi, spiccano quelli realizzati con carne di capriolo e di suino, in particolare, la salsesa che indica in gergo la salsiccia. Buono anche il salame di Quinzano che può essere mangiato sia cotto che crudo. Tra i primi piatti tipici troviamo: i pizzoccheri di Teglio, i pizzoccheri alla Valtellina, il riso in cagnone, i Casonsei, le tagliatelle con la lingua, il risotto allo zafferano o con funghi, mentre tra i secondi menzioniamo lo spezzatino di manzo, la Cassoela, il famoso stracotto di manzo, l’ossobuco alla milanese e il brasato.

Ponte di Legno fa parte dell’Unione di comuni dell'Alta Valle Camonica, insieme con i comuni di Temù, Vione, Vezza d'Oglio, Incudine e Monno, oltre ad essere gemellata con la cittadini di Recco.

Sotto il profilo turistico, di certo la prima ragione che spinge a venire a Ponte di Legno è l’amore per lo sci: il comune, infatti, è tra le maggiori località sciistiche d’Italia ed è dotato di circa 10 km di piste che si avvalgono della la funzione di innevamento artificiale che collega in tempi rapidi, in meno di 15 minuti, la città di Ponte di Legno con il Passo del Tonale, frazione del comune di Vermiglio. 

Fonte: "https://www.paesionline.it/italia/guida-ponte_di_legno"

Fonte:

lunedì 11 novembre 2019

Montalbano Jonico

Montalbano Jonico (Mons Albanus in latino, Mundalbānë in dialetto locale, fino al 1863 chiamata Mont'Albano) è un comune italiano di 7 152 abitanti[1] della provincia di Matera in Basilicata.
Il 2 aprile 2009 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha insignito il comune di Montalbano Jonico del titolo onorifico di città.



Hanno avuto sede alcuni corsi e servizi dell'Università degli Studi Magna Græcia di Catanzaro. Attualmente è in fase di attuazione la ricostruzione del sito storico delle case di via de Albertino, nonché l'apertura di nuovi cantieri in centro. Una delle maggiori attrazioni turistiche nei pressi del centro abitato è sicuramente il parco regionale dei calanchi; nel centro storico si possono ammirare la chiesa di Santa Maria dell'Episcopio e la Porta dell'Orologio, detta anche Porta del Castello. Durante il periodo estivo la popolazione aumenta fino a sfiorare la soglia di 20000 abitanti. 


Montalbano Jonico sorge a 292 m s.l.m. nella parte sud-occidentale della provincia, tra i fiumi Cavone, che lo separa da Pisticci (25 km) a est, e Agri, che lo divide da Tursi (16 km) a ovest. A sud confina con il comune di Scanzano Jonico (17 km), mentre a nord con Craco (25 km) e Stigliano (46 km). Dista 72 km da Matera e 118 km dal capoluogo di regione Potenza. Il territorio è in massima parte collinare. Di notevole impatto paesaggistico e naturalistico la presenza dei calanchi. Per la presenza di terreno prevalentemente argilloso (di qui il nome delle cosiddette "argille di Montalbano") il paese è da sempre soggetto a frane che ne hanno, nel tempo, modificato l'aspetto, creando oltretutto parecchi problemi alla popolazione.
«Montalbano Jonico è una graziosa cittadina della Basilicata posta sopra uno spazioso ed ameno colle, che ha dietro l'Appennino, e guarda dinanzi il mar Jonio, da cui non è lungi più che otto miglia. Io nel 1826, ritornando da Corfù, vi passai alcune ore; e della bellezza di quel paesaggio, uno dei più belli dei tanti belli della, pur troppo, bellissima Italia, ne conservo tuttavia fresca la memoria.»
(Giuseppe Bianchetti)

Aree naturali


Le creste argillose disegnate dall'erosione che circondano la collina di Montalbano Jonico racchiudono un importante patrimonio scientifico poiché formatosi nell'arco di oltre un milione di anni. Il geosito di Tempa Petrolla è un condensato di storia, economia e natura. È stata di recente richiesta la salvaguardia di tale zona, ed in data 18 gennaio 2011 il Consiglio Regionale di Basilicata ha approvato un disegno di legge sull'istituzione della Riserva naturale speciale dei Calanchi di Montalbano Jonico.
La riserva dei Calanchi di Montalbano Jonico è candidata a rappresentare a livello mondiale la sezione "ideale" del Pleistocene Medio (Global stratotype section for the Early-Middle Pleistocene) e si contende il Golden Spike, che sarà assegnato nel 2016, con una vallata nel crotonese e un geosito giapponese.

lunedì 12 agosto 2019

Cropani Marina

Località turistica e balneare, è il centro delle attività economiche e produttive del comune di Cropani, con la presenza di una delle zone industriali più attive del territorio.
L'abitato è compreso tra il torrente Crocchio e il torrente Scilotraco. È attraversato dalla Strada statale 106 Jonica, e perciò molto trafficato a causa della vicinanza a Crotone e a Catanzaro. Confina con i comuni di Sellia Marina e Botricello, è sul mare ma allo stesso tempo a 20 minuti dai boschi della Sila e a 10 minuti dalla Riserva Naturale delle Valli Cupe. Il clima è tipicamente mediterraneo, con estati torride e inverni miti. 

Nasce intorno alla stazione ferroviaria e si espande ormai dalla strada statale 106 sino al mare agli inizi del 1900 per opera dei sersalesi. Da segnalare l'antica torre del Crocchio, vecchia postazione d'avvistamento utilizzata per la sorveglianza della costa dai sempre più frequenti attacchi saraceni. da segnalare anche i siti archeologici di interesse, la villa romana, sulla collina denominata Basilicata , domina il mare, bellissima e ancora ben visibile la pavimentazione, vicino alla villa, salendo un po' più su, un cimitero con un centinaio di tombe curiosamente rivolte verso il sole che nasce sul mare.ed infine il sito magnogreco di Acqua di Friso presso la collina adiacente denominata Arvani.
È da sempre centro di attività commerciali, prima con la lavorazione e il commercio dei legnami, e poi pian piano con il turismo. Sono attivi numerosi villaggi turistici, situati lungo la fascia costiera.
Fino al 1946 era suddivisa fra i comuni di Albi e di Magisano; in tale data passò interamente al comune di Cropani.


Tradizioni e folclore

Si ricordano le ricorrenze tradizionali della festa del 1º maggio o dei lavoratori e la festa di Sant'Antonio da Padova in giugno, patrono di Cropani marina.
Piatti tipici della zona sono le m'parrettate, pasta fatta in casa e filata a mano, i molti dolci tra i quali si ricordano la pittanchiusa, tipico dolce natalizio a base di farina, uova e uva passa e infine la cuzzupa, dolce pasquale.

domenica 17 febbraio 2019

Monopoli (Italia)

Monopoli è un comune italiano di 48 846 abitanti[1] della città metropolitana di Bari, in Puglia. Si trova a 43 chilometri a sud-est del capoluogo metropolitano.
Monopoli rappresenta, sull'Adriatico, uno dei porti più attivi e popolosi della regione. Il suo caratteristico centro storico di origine alto-medievale, sovrapposto ai resti di un abitato messapico fortificato già nel V secolo a.C., si affaccia sul mare circondato da alte mura.
Monopoli è anche detta la città delle cento contrade. L'agro infatti è diviso in varie località denominate contrade (sebbene il loro numero sia inferiore alle cento unità), i cui toponimi rievocano antichi casali scomparsi, la presenza di una masseria, di una chiesa o altri riferimenti storico-geografici. 

Territorio
La città di Monopoli sorge a 9 metri s.l.m. lungo il litorale adriatico a 41 chilometri a sud di Bari, nella zona geografica della Terra di Bari, in particolare nel settore sud-orientale della Conca di Bari, il cui rilievo, man mano che ci si avvicina alla costa, presenta talora una forte inclinazione, formando un ripido gradino localmente chiamato Le Serre. Tale pendenza, rilevabile a pochi chilometri dal centro, delimita due paesaggi nettamente distinti: uno pianeggiante, denominato marina, che si estende verso il mare, e uno sollevato, sì da formare una specie di tavolato che si spinge verso l'interno fino ad un'altezza massima di 408 metri, nella zona dei monti Carbonara in contrada Aratico. Tale gradino è dovuto all'azione abrasiva del mare e segna un successivo stadio del sollevamento a cui tutta la regione delle Murge andò soggetta nel Pliocene, quando essa emergeva nella sua parte più elevata. Il territorio della città di Monopoli si estende complessivamente su una superficie di 157,89 km². La costa, lunga quasi 15 chilometri, è bassa e frastagliata: con oltre 25 cale ed ampie distese sabbiose risulta particolarmente adatta alla balneazione e all'esplorazione della vita sottomarina.[4] Nel territorio è dunque ampiamente diffuso il turismo balneare.  

Concattedrale della adonna della Madia
La prima chiesa, costruita sui resti di un antico tempio pagano, fu dedicata al martire San Mercurio, ma venne abbattuta nel 1107 per le nuove esigenze della popolazione. Il Vescovo Romualdo iniziò allora la costruzione di una chiesa più grande, che venne completata dieci anni più tardi grazie - secondo la tradizione - ad un intervento miracoloso della Madonna, a cui venne dedicato il nuovo tempio sotto il titolo di Maria Santissima della Madia, lasciando tuttavia la titolarità della parrocchia a San Mercurio. Nel 1742, i canonici del capitolo presero la decisione di costruire una nuova Cattedrale a causa dello stato rovinoso dell'edificio precedente.
Basilica Cattedrale, il campanile durante lavori di riparazione: scalatori a 60 metri d'altezza.
 
I lavori furono affidati a due Maestri Muratori Ingegneri, Michele Colangiuli di Acquaviva e Pietro Magarelli di Molfetta. La chiesa subì una totale ricostruzione in stile barocco, assumendo all'interno la forma di croce latina e ricevendo un rivestimento marmoreo nel pavimento e nelle colonne.
L'edificio, a tre navate, si sviluppa per una lunghezza di 64 metri; la navata centrale s'innalza con la cupola ad un'altezza di 31 metri.  Nella parte superiore dell'abside si trova la Cappella del Trionfo della Madonna della Madia. Presenti poi altre 12 cappelle equamente distribuite nelle navate destra e sinistra.[27]
Sotto l'attuale Cattedrale sono ancora conservati resti della cripta della Cattedrale romanica insieme a testimonianze archeologiche di un'ininterrotta frequentazione umana dal XVI secolo a.C. fino al XVIII secolo d.C. Questi reperti, significativi per storia della città, sono inseriti nel percorso archeologico del "Museo della Cripta di Romualdo", aperto al pubblico.
Chiesa e monastero di San Martino
Prova della sua esistenza sarebbe attestata già dall'anno 996, ma la chiesa nel corso della storia ha subito importanti e radicali modificazioni. Completamente smantellata a causa dell'assedio spagnolo nel 1529, nel 1602 il complesso fu arricchito con la costruzione dell'adiacente monastero, destinato alle cosiddette zitelle civili, poi terminato nel 1620. La chiesa, oggi dismessa, è in stile barocco e conserva un pregevole pavimento in maiolica napoletana, un bell'altare marmoreo di pregio ed un organo del XVIII secolo.[28]













La prima chiesa, costruita sui resti di un antico tempio pagano, fu dedicata al martire San Mercurio, ma venne abbattuta nel 1107 per le nuove esigenze della popolazione. Il Vescovo Romualdo iniziò allora la costruzione di una chiesa più grande, che venne completata dieci anni più tardi grazie - secondo la tradizione - ad un intervento miracoloso della Madonna, a cui venne dedicato il nuovo tempio sotto il titolo di Maria Santissima della Madia, lasciando tuttavia la titolarità della parrocchia a San Mercurio. Nel 1742, i canonici del capitolo presero la decisione di costruire una nuova Cattedrale a causa dello stato rovinoso dell'edificio precedente.

Chiesa e monastero di San Martino
Prova della sua esistenza sarebbe attestata già dall'anno 996, ma la chiesa nel corso della storia ha subito importanti e radicali modificazioni. Completamente smantellata a causa dell'assedio spagnolo nel 1529, nel 1602 il complesso fu arricchito con la costruzione dell'adiacente monastero, destinato alle cosiddette zitelle civili, poi terminato nel 1620. La chiesa, oggi dismessa, è in stile barocco e conserva un pregevole pavimento in maiolica napoletana, un bell'altare marmoreo di pregio ed un organo del XVIII secolo.

lunedì 14 gennaio 2019

Folgaria

La tua vacanza in Trentino sulla montagna dell'Alpe Cimbra
(1.170 m s.l.m.) - 71,6 km²

Tante ore di sole per vivere intense giornate fra prati, torrenti e rigogliosi boschi mentre le luci colorate della sera illuminano la vivace vita notturna.
 
 Tutto questo è Folgaria, comunità tra le più antiche del Trentino.


Di origine tedesco-cimbra (coloni bavaresi giunsero sull'altopiano a partire dal XIII sec.), nel corso della sua storia plurisecolare ha lottato duramente contro il potere feudale - in particolare contro i Trapp, feudatari di Castel Beseno - in difesa dei suoi privilegi di comunità libera e indipendente: per questo si fregia ancora oggi del titolo onorifico di Magnifica Comunità.

Lo stemma comunale è composto da tre abeti allineati dentro uno scudo ovale che rappresentano la foresta, l'antica ricchezza collettiva della Comunità.

Non vi sono documenti ufficiali che attestino la nascita della Magnifica Comunità, è però noto che agli inizi del XII secolo Folgaria era già una comunità organizzata, retta da organi amministrativi ad ampia partecipazione popolare e democratica.

La Magnifica, come le altre regole comunali trentine, fu sciolta d'autorità nel gennaio del 1805 su disposizione del governo bavarese, di ispirazione illuminista.

In quel momento nacquero i comuni come li conosciamo oggi.

I centri frazionali di Folgaria sono sette: Costa, Serrada, Guardia, Mezzomonte, San Sebastiano, Carbonare e Nosellari.

Fiore all'occhiello è il centro del paese con un lungo viale pedonale ricco di negozi, bar, pasticcerie, ristoranti dove comprare le tipicità trentine e gustare le prelibatezze dell'enogastronomia trentina.

Rinomata località turistica, è ottimamente attrezzata per la vacanza estiva e per la vacanza sulla neve: il carosello sciistico dell'Alpe Cimbra annovera oltre 100 km di piste per lo sci alpino e oltre 100 km di piste per lo sci nordico, mentre d'estate il Golf Club Folgaria - 18 buche a 1200 m di quota - e la Bike Area sono il paradiso degli sportivi.
 
Fonte: " http://www.alpecimbra.it/it/scopri-l-alpe-cimbra/localit%C3%A0/folgaria/66-0.html"

giovedì 29 novembre 2018

Livigno

Livigno è un comune italiano di 6 591 abitanti[2] della provincia di Sondrio in Lombardia. Gli studiosi oggi propendono per l'ipotesi che fa risalire il toponimo al latino tardo "labineus" (soggetto a lavine).
Secondo comune tra i più elevati d'Italia dopo Sestriere, è il più settentrionale ed il più esteso della Lombardia, nonché il più popolato fra i 27 comuni italiani posti oltre i 1.500 metri di altitudine sul livello del mare. Zona extradoganale, fa parte della Comunità montana Alta Valtellina ed è una rinomata stazione turistica invernale ed estiva delle Alpi.
  
Territorio
Livigno è una località dell'alta Valtellina posta a circa 1800 m di quota s.l.m., ai piedi delle Alpi di Livigno. Il paese si snoda lungo la strada che percorre per oltre 15 km l'intera valle attraversata dal torrente Aqua Granda (Spöl in tedesco) che convoglia le proprie acque verso l'Inn (Eno in italiano) e da questo al Danubio per finire nel Mar Nero. Livigno è quindi uno dei comuni italiani non appartenenti a bacini idrografici italiani


Lo Spöl scorre per metà del suo tratto iniziale nella Val di Livigno e per l'altra metà scorre nell'Engadina, in Svizzera. Il pericoloso passaggio dello Spöl in un vallone strettissimo, ripido e scosceso tra le due parti, storicamente è stato accesso di difficilissima percorrenza e spiega il relativo isolamento che la Val di Livigno ha subìto in passato. Gli altri due accessi sono valichi montani ad alta quota.
È raggiungibile dal resto del territorio nazionale unicamente dalla Valtellina attraverso il Passo del Foscagno, (mantenuto di norma aperto tutto l'anno), percorrendo la Strada statale 301 del Foscagno, oppure dalla Svizzera tramite la Forcola di Livigno (transitabile solo in estate), passando per la Valle di Poschiavo, altrimenti attraverso la galleria stradale, dall'Engadina. Il tunnel di circa 3,5 km di lunghezza è a corsia unica (senso unico alternato) e a pedaggio. La galleria collega la parte bassa e alta dello Spöl evitando il tratto impraticabile del torrente. 


Nel suo territorio è compresa la frazione di Trepalle, che si sviluppa fino a 2.250 metri s.l.m.. Tale quota ne fa l'abitato permanente più alto d'Europa. Eira è una località che dà il nome al passo omonimo.
Clima
Il clima di Livigno è tipicamente alpino, con inverni relativamente lunghi e sicuramente rigidi ed estati brevi e fresche. Le estati (soggette a tempo mutevole) sono pressappoco una prosecuzione della primavera che si fa prorompente dopo la metà di aprile e si fondono con l'autunno che tipicamente inizia con il primo giorno di settembre. Durante le ondate di freddo più intenso il termometro può precipitare fino ai -28 °C, durante le giornate estive più calde la temperatura non supera generalmente i +25 °C. Il sole è comunque nitido e intenso coi cieli tersi di quelle aree e l'elevazione considerevole sul livello del mare.
Storia
Il nome di Livigno compare per la prima volta in un documento redatto nel 1187. Verso il '300 si individuano i primi elementi storici di residenti stabili e organizzati, sottostanti al contado di Bormio. L'isolamento geografico ha da sempre condizionato ogni possibilità di progresso, benessere e crescita culturale.[3]
Nel 1538 la comunità si appella ai governanti Grigioni per ottenere una maggiore indipendenza nella gestione dei pascoli. Infatti i rapporti sociali, economici e politici erano prevalenti più verso l'area del canton Grigione anziché verso i padroni di Bormio, con i quali era in atto un contenzioso permanente. Nei tempi della Controriforma Bormio fu presidiata dai Gesuiti a difendere il cattolicesimo contro le infiltrazioni dei protestanti e Livigno si trovò in mezzo, tra i protestanti svizzeri e i Gesuiti di Bormio, con le complicazioni del caso. Nel '600-'700 in diversi momenti gli abitanti di Livigno riuscirono a ottenere e mantenere diverse forme di concessioni e autonomie di fatto, soprattutto sugli scambi di merci in esenzione dai dazi, sui sentieri di percorrenza e sulle fonti d'acquisto. Nel 1797, con la riorganizzazione dei terreni di Bormio sotto la Repubblica Cisalpina, Livigno diviene comune. Due anni più tardi, nel 1799, anche Trepalle viene inclusa nel territorio comunale. Nel 1801 viene stipulata la convenzione per l’arretramento della linea daziaria rispetto al confine politico, confermata anche dal Comando Napoleonico di Morbegno. Dopo il Congresso di Vienna, Livigno, come l'intero territorio della provincia di Sondrio, finisce sotto il diretto controllo austriaco. Nel 1819 viene stipulato un contratto con il quale l'Austria riconosce agevolazioni analoghe a quelle ottenute nel periodo napoleonico, ma con l'introduzione di novità rilevanti quali l'esenzione dell'acquisto di generi come sale, tabacco e polvere da sparo. Il trattato, con l'introduzione di modifiche, viene rinnovato nel 1825, 1829, nel 1840 e nel 1857. Dopo l'annessione al Regno d'Italia, nel 1877 il governo conferma la convenzione con una proroga triennale, rinnovata più volte, creando una situazione paradossale: Livigno godeva di privilegi garantiti dagli Austriaci sotto però il Governo italiano che non aveva legiferato. Mancanza alla quale si ottempera solo nel 1910, concedendo esenzioni gabellarie a favore del comune di Livigno. Nel 1914 l'esercito italiano costruisce la strada di collegamento Bormio-Livigno tramite il Passo del Foscagno, praticabile solo in estate; solo dal 1952 viene garantita anche l'apertura invernale. Nel 1960 comincia un limitato movimento turistico, ma è solo dopo il 1969, quando la galleria Munt La Schera (di servizio per la costruzione della diga del Gallo) viene aperto al traffico veicolare privato, che di fatto si dà inizio allo sviluppo turistico della località. Nel 1972 avviene l'istituzione dell'IVA e il relativo riconoscimento ufficiale della sua esenzione per la zona extradoganale di Livigno.

 

lunedì 5 novembre 2018

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Previsioni meteo dettagliate per Martedi 6 Novembre

Meteo nord-ovest
Maltempo con piogge e temporali sparsi per l'intera giornata, più intensi tra basso Piemonte e Liguria. Clima fresco, previsti 14° a Torino e 17° a Milano.
Vedi dettaglio previsione per: Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia

 
 Meteo nord-est
Asciutto su Emilia Romagna e basso Veneto per gran parte della giornata; piogge sparse e temporali altrove più intensi sul Trentino. Clima mite con 19° a Venezia nel pomeriggio.
Vedi dettaglio previsione per: Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna
 
 Meteo Centro
Qualche pioggia o rovescio bagnerà nel corso della giornata la Sardegna settentrionale e la Toscana. Su tutte le altre regioni nubi sparse con belle schiarite e tempo asciutto fino a sera. Clima molto mite, previsti 20° a Firenze e a Roma.
Vedi dettaglio previsione per: Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Molise, Abruzzo, Sardegna

 
 Meteo sud
Nubi sparse su tutte le regioni con belle schiarite e generale assenza di precipitazioni fino a sera. Molto mite: 21° a Palermo e Bari.
Vedi dettaglio previsione per: Sicilia, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria

Fonte: http://www.meteolive.it....
 

giovedì 1 novembre 2018

Aggiornamento Meteo dal 2 all'8 Novembre 2018


METEO Italia: altri NUBIFRAGI e rischio super TEMPORALI, anche con GRANDINE.

Il vortice di bassa pressione resterà ancora attivo tra Spagna e bacino occidentale del Mediterraneo, continuando a influenzare il meteo sull'Italia. Anche in quest'occasione, il movimento delle nuove perturbazioni verso levante risulta ostacolato dalla presenza di un promontorio anticiclonico robusto sull'Europa Orientale.

 

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L'Italia sarà così investita da correnti meridionali umide ed instabile, sperimentando quindi ancora maltempo tipicamente autunnale, anche se fortunatamente le nuove fasi perturbate non saranno certo paragonabili alla tempesta vissuta ad inizio settimana, che aveva lasciato una scia di distruzione davvero impressionante.
Il periodo d'inizio novembre si conferma favorevole alle grandi piogge, perché le perturbazioni impattano sull'Italia per poi rallentare il loro spostamento, a causa dell'anticiclone di blocco. Lo spostamento del vortice depressionario verso il Nord Africa porterà alla localizzazione del maltempo sulle regioni più occidentali e le due Isole Maggiori.

WEEKEND DAL METEO INSTABILE, PIOGGE E MITEZZA
 
La settimana si andrà a concludere con meteo turbolento per il sopraggiungere di nuovi impulsi perturbata. La circolazione depressionaria si andrà gradualmente ad isolare tra le coste nord-africane e le due Isole Maggiori, rimanendo quasi stazionaria. Le regioni di ponente saranno pienamente coinvolte dall'instabilità
.
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In particolare, le condizioni di maltempo più marcate potranno realizzarsi sulle due Isole Maggiori, trovandosi più vicine al vortice depressionario di matrice afromediterranea. Il clima resterà nel complesso molto mite, a causa dei richiami di correnti sciroccali indotte dal vortice ciclonico che porteranno anche un aumento di temperatura lungo la Penisola.

METEO VENERDI' 2 NOVEMBRE, ENTRA SECONDA PERTURBAZIONE
 
Un nuovo impulso perturbato entrerà in azione. Maggiormente colpite saranno la parte occidentale della Sicilia, l'est Sardegna, la fascia del medio versante tirrenico con fenomeni in estensione a buona parte del Centro Italia. Rischio nubifragi tra Maremma ed Alto Lazio. Le piogge si estenderanno poi verso il Nord-Est. I venti spireranno tra scirocco e levante, anche sostenuti.

METEO SABATO 3 NOVEMBRE, INSTABILITA' PIU' ACUTA SU REGIONI DI PONENTE
 
Il grosso delle precipitazioni lo ritroveremo tra la Sardegna e la Sicilia occidentale, con possibilità di temporali anche di forte intensità. Pioverà anche sulle regioni di Nord-Ovest, compresa l'Emilia Occidentale. Altrove cieli nuvolosi o molto nuvolosi, ma tempo più asciutto. Piovaschi lambiranno anche le regioni del medio-alto versante tirrenico.

METEO DOMENICA 4 NOVEMBRE, MALTEMPO TRA SUD ED ISOLE
 
La depressione afromediterranea continuerà ad alimentarsi con maltempo più diffuso al Meridione. Piogge localmente molto forti continueranno a coinvolgere la Sardegna e soprattutto i versanti ionici di Calabria e Sicilia, con rischio nubifragi. Atteso un peggioramento tra medio e basso versante tirrenico, mentre qualche pioggia insisterà sul Nord-Ovest.


Fonte: "https://www.meteogiornale.it"

lunedì 29 ottobre 2018

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lunedì 15 ottobre 2018

Mattinata (Foggia)

Mattinata, abbarbicata com’è all’incrocio delle due colline di Castelluccio e Coppa della Madonna, è una delle località più suggestive del Gargano, coi suoi splendidi gradoni coltivati a ulivi, mandorli e fichi d’India che si protendono verso il mare cristallino sul quale si specchiano le bianchissime case del centro.

Impossibile resistere al fascino della sua ampia baia, compresa fra il costone del Monte Saraceno, noto per le tombe di origine etrusca custodite dall’omonimo Parco Archeologico, e la rupe del Monte Sacro, con gli affascinanti ruderi dell’Abbazia della Trinità a proteggere il sottostante porto turistico, oggi uno dei più affollati dell’intera Costa Garganica. Un luogo in cui storia e natura di incontrano, dunque, dando vita a scorci di incredibile fascino e suggestione.

Mattinata vanta una delle più belle spiagge del Gargano: chilometri di ciottoli levigati dal mare cristallino ed un incantevole corollario di grotte, cale e spiaggette accessibili solo dal mare, come i Faraglioni di Baia delle Zagare, la spiaggia di Vignanotica e quella di Mattinatella. 

Il territorio di Mattinata si estende su di una superficie di quasi 72 km2 compreso nel Parco Nazionale del Gargano. Il centro abitato è adagiato in una conca verdeggiante di ulivi circondata da mare e boschi. Il tratto di mare che va da Mattinata a Vieste è noto per le sue bianche falesie, per i faraglioni e per i suoi anfratti e grotte alcune delle quali ancora non completamente esplorate. Sono situate presso la Baia delle Zagare.
Mattinata è adagiata su due colline, Coppa Madonna e Castelluccio, circondata dal Monte Saraceno a sud, dal Monte Sacro a Nord, dalla pianura di oliveti e dal mare ad est e da Monte Sant'Angelo ad ovest. 

Storia
 
Fino alla prima dell'Ottocento il nome del paese è stato Matinata: con tale toponimo il centro è ricordato nei documenti storici e nelle carte geografiche più antiche. Il nome Matinata deriva dalla tribù dauna dei Matinates ex Gargani che Plinio il Vecchio riporta nella Naturalis Historia (III 185).
Nel Theatrum geographicum di Claudio Tolomeo è indicato il toponimo di derivazione greco Apeneste[4], con il significato di "nascente" o "sorgente" riferito plausibilmente all'alba. Apeneste sorse probabilmente in una contrada dell'odierna Mattinata detta Agnuli. La favorevole posizione sulla costa, il ritrovamento di diverse monete di origine greca e la presenza di notevoli reperti archeologici di origine dauna nel sito di Monte Saraceno a poca distanza dal probabile sito di Apeneste fanno supporre che la cittadina fosse un centro di commerci e scambi fra le popolazioni greche, navigatori e colonizzatori, e le locali popolazioni dauno-iapige che si erano insediate nel territorio presumibilmente all'inizio dell'età del ferro

Con la sconfitta di Pirro del 275 a.C.) l'Apulia fu colonizzata dai romani. È probabile che il villaggio di Apeneste abbia preso il nome di Matinum (derivante dalla dea del mattino o dell'aurora Mater Matuta), conservando peraltro nel nome latino lo stesso significato dell'originale nome greco.
Resti di una villa romana, di epoca tardo latina e dai caratteristici muri in opus reticulatum e di resti di fabbricati semisommersi dal mare sono tuttora visibili in contrada Agnuli e nel litorale antistante. Intorno al 980 d.c. la città scompare dalle citazioni e dalle carte geografiche, probabilmente distrutta dalle incursioni saracene del periodo oppure a causa di un fortissimo terremoto ipotizzabile per il fatto che molte rovine di Matinum si trovano sommerse dal mare. 

L'attuale centro cittadino di Mattinata sorge sulle colline antistanti la baia, a circa un chilometro e mezzo dal sito dell'antica Matinum e iniziò a svilupparsi grazie ad alcuni montanari che per il clima mite, "scesero a valle" (a flussi regolari) a partire dal XVI-XVII secolo. Otto secoli di buio profondo fra la scomparsa dell'antica Matinum e la nascita di Mattinata sono un solco troppo profondo per poter ipotizzare una connessione diversa dal solo toponimo, che con ogni probabilità, deriva dalla toponomastica del territorio sopravvissuta lungo i secoli. 

Ancora nella prima metà dell'Ottocento il borgo era costituito da pagliai, dimore semplicissime generalmente monocamerali costruite con muri a secco e usati dai pastori per lo svernamento in località dal clima meno rigido di quello dei monti circostanti. La costruzione di Palazzo Mantuano, iniziata nel 1840, è il primo segno di un sviluppo urbanistico di un certo rilievo. Da questo primitivo nucleo e con la costruzione delle prime strade di collegamento con i centri circostanti (il primo collegamento stradale con Monte Sant'Angelo viene completato solo intorno al 1893) si sviluppa un borgo agricolo che negli anni cinquanta del Novecento diventa un piccolo comune indipendente. Il centro abitato di Mattinata subì gravi danni e quattro vittime a causa del terremoto del Gargano del 1893.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta di Melfi

La cattedrale di Santa Maria Assunta è il monumento religioso più importante del centro storico di Melfi . Nel gennaio del 1958 papa Pio X...